Testimonianza di Vincenzo
Mi chiamo Vincenzo, sono nato a Lecce ed ho vissuto per 20 anni a Cannole, un piccolo paese di provincia. Dal 2000, prima per studio ed ora per lavoro vivo a Torino.
Credo che in fondo al cuore di ogni uomo, anche di coloro che si professano atei più convinti, ci sia la consapevolezza che Dio esiste. Il più delle volte però, la superbia, il sentirsi intelligenti, l’orgoglio, nonché la superficialità e tanti altri sentimenti arroganti sono usati da satana per allontanare il mondo dal proprio Creatore, spegnendo cosi abilmente quella voce della coscienza che, dentro ognuno di noi, sin dalla nascita, ci afferma che Dio esiste.
Anch’io da piccolo, sentivo dentro di me una voce che mi faceva intuire ciò che era giusto fare e ciò che non lo era. Era quella coscienza che in tante situazioni, mi faceva guardare in alto. Alzavo gli occhi verso il cielo, perché speravo in Qualcuno più grande, più in alto di me che mi desse le risposte ai tanti perché, che mi aiutasse nel bisogno. Sentivo che Qualcuno dall’alto mi guardava. Il fatto di esser cresciuto in una famiglia cattolica, mi aveva fatto capire che questo “Qualcuno che guardava dall’alto” era Dio. Ed io cercavo, a mio modo di piacergli, facendo il bravo, dicendo poche bugie e andando in chiesa.
Ma gli anni passavano ed io scoprivo il mondo e i suoi “deliziosi lacci e vizi”, scoprivo che in chiesa andavo più per dovere che per piacere. Andavo per guadagnarmi le 5 mila lire domenicali che il nonno mi regalava per essermi seduto nei primi banchi, andavo per piacere ai miei genitori, ma poche volte andavo per piacere a Dio. A volte mi fermavo con gli amici nei bar per giocare ai videogiochi e saltavo la messa. Ma dopo, la vocina dentro di me, mi faceva capire che questo comportamento era sbagliato e allora stavo male, ma perché stavo male? Avevo fatto un torto a qualcuno? Forse a Dio? Ma era un Dio che non vedevo e che non riuscivo a trovare. In chiesa e al catechismo sentivo parlare di un certo Gesù, di Maria di Giuseppe.. mi ritrovai a fare anche il chierichetto sperando di incontrare Dio in questa maniera.
Ricordo una mattina di 19 anni fa, una signora, un’amica di famiglia venne a casa per parlarci dell’Eterno. Parlava con la Bibbia in mano e non era quel librone rosso che aveva il prete sull’altare, era più piccolo, ma emanava vita perchè mentre leggeva e parlava, in lei e nella mia casa io percepivo una pace mai sentita prima. Sentivo parlare di Dio in una maniera diversa, vedevo mia madre con gli occhi lucidi e sentivo qualcosa di profondo. Ci lasciò una Bibbia e ci consigliò di leggerla. Sorella Abbondanza venne diverse altre volte, di nascosto, perché papà si arrabbiava nel vederla in casa, in quanto lei da cattolica si era convertita alla fede evangelica, era dunque considerata un’eretica agli occhi del mio piccolo paesino di 1700 giudicatori. Ma quando lei parlava del Signore io stavo bene, io alzavo gli occhi lucidi al cielo e Lo sentivo più vicino, sentivo che c’era. Iniziai così anch’io a leggere le Sacre Scritture.
Arrivò la prima comunione, e dopo la cresima: crescendo e leggendo la Parola di Dio, vedevo che tante cose non combaciavano tra la mia chiesa e il messaggio presente nella Bibbia. Chiedevo spiegazioni a sorella Abbondanza e lei mi diceva che la chiesa cattolica non seguiva il volere di Dio, chiedevo al mio parroco e lui mi diceva che io non potevo conoscere il significato di tante e tante cose e soprattutto che la Bibbia doveva essere interpretata solo dai sacerdoti. Ero arrabbiato in quanto io ero legato alla mia religione, ero nato ed ero stato battezzato come cattolico, e vedevo in questi evangelici la presunzione di essere i depositari della verità, eppure leggevo e capivo che tante e tante cose scritte condannavano l’operato della chiesa che frequentavo: "Io sono l'Eterno, il tuo DIO, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitú. Non avrai altri dèi davanti a me. Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassú nei cieli o quaggiú sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai, perché io, l'Eterno, il tuo DIO, sono un Dio geloso che punisco l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, ma uso benignità a migliaia verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti” (Deuteronomio 5:6-10).
E le statue? Le processioni ai santi e alle varie madonne? Era anche questa idolatria? Io mi chiedevo. L’apostolo Paolo esorta a “fuggire l’idolatria” arrivando a dire che il culto reso agli idoli, è in realtà “reso ai demoni e non a Dio” (1 Corinzi 10:19-20).
Nella mia mente rimbalzavano parole come “Gli idoli delle genti sono argento e oro, opera delle mani dell'uomo. Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano. Hanno mani e non palpano, hanno piedi e non camminano; dalla gola non emettono suoni. Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida”. (Salmo 115,4-8). C’era differenza tra le statue di gesso che anch’io accompagnavo nelle processioni per il paese, o di fronte alle quali mi prostravo ringraziando e implorando e questi idoli descritti nella Parola? ..“io, l'Eterno, il tuo DIO, sono un Dio geloso” .. "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto” (Matteo 4:10). I miei occhi, grazie al Signore, cominciavano ad aprirsi e iniziavo pian piano a realizzare di essere un vero peccatore ed un profondo idolatra.
Fu cosi che mi allontanai dalle processioni, non feci più il chierichetto, andai sempre meno in chiesa e leggevo sempre più la Parola. Avevo 13-14 anni e Dio mi parlava, mi diceva invocami e io ti risponderò, e ti annunzierò cose grandi e impenetrabili che tu non conosci (Geremia 33:3) e io ero affascinato perché quelle scritture che dovevano essere interpretate solo dai preti, le leggevo e le iniziavo a comprendere anch’io.
Attraverso esse Dio mi parlava, e ogni volta che le rileggevo mi suggeriva sempre nuovi insegnamenti, ma soprattutto, la Bibbia era come uno specchio, nella quale io vedevo la mia anima riflessa, con tutto il suo sudiciume, la sua sporcizia, il suo peccato. Ero giovane, ma avevo tanti peccati che mi facevano realizzare la mia reale lontananza da Dio. Ecco perché non riuscivo a trovarLo, era il muro del mio peccato che mi teneva lontano dal Signore.
Arrivai ad aprire e leggere il libro dell’Apocalisse; fu li che il Signore mi fece capire in modo chiaro quanto terribile sarebbe stato il mio destino da peccatore nella Geenna e “nello stagno di fuoco” (Apoc. 20:14) laddove vi sarà il pianto e lo stridor di denti (Matteo 8:12).
Tutto questo mi stava sconvolgendo la vita. Ma la verità rende liberi, e per questo avevo sete di scoprire le verità circa le tante domande che vagavano in me, avevo voglia di comprendere meglio il messaggio che Cristo aveva portato, il perché delle sofferenze, il perché dell’esistenza. Iniziai così a capire che il messaggio della Parola che ascoltavo in chiesa era filtrato, guidato, celato. E allora quelle poche volte che andavo, mentre il prete parlava sentivo dentro la voglia di gridare a tutti.. “attenti aprite gli occhi, leggete, perché la verità è un’altra..”.
Persi fiducia nella chiesa: crescendo non ci andai più, e vivendo nel mondo pian piano mi ritrovai lontano dalla Parola e dal Signore. Le compagnie, la voglia del divertimento, il desiderio di essere un leader, fu al centro della mia adolescenza. Ero “felice”, ed il Signore non mi serviva più, facevo le mie esperienze nel mondo e questo mi bastava, cercavo emozioni appaganti nel fumo, alcool discoteche e nella musica rock, tutte queste cose erano diventate ormai i miei idoli: Ero ancor troppo giovane per pensare a quel Gesù che voleva privarmi dei divertimenti nei migliori anni. Ma non capivo che più navigavo nel peccato, più andavo verso la deriva della sofferenza!
Giunto il tempo dell’università, lo stare lontano da casa e dalle persone care mi fece risentire di nuovo solo. Nonostante intorno a me avevo tante persone in più.. io ero solo, e soprattutto ero stato tradito troppe volte dalle effimere felicità del mondo. Il peso che sentivo per il peccato commesso mi portò una sera a sporgermi dalla finestra della mia camera, guardavo giù: volevo finire di soffrire. Ringrazio il Signore, perché fu Lui a convincermi che guardavo nella direzione sbagliate, dovevo guardare in alto, non giù. Allora rientrai nella mia cameretta pregai con semplici parole e iniziai a riaprire la Bibbia, a rialzare lo sguardo in alto e sempre di più sentivo la necessità di dover cambiare, ricominciare e ricominciare con Gesù. Nelle vacanze di Natale del 2003 andai a casa della sorella che da piccolo mi aveva parlato del Signore: fu in quel periodo che accettai Gesù nel mio cuore come mio personale salvatore.
Ricordo che sul mio volto e nelle mie giornate la gioia era tanta e fu cosi che qualche mese dopo in una delle tante notti in cui fissavo il soffitto e chiedevo al Signore di portarmi con lui , ebbi la mia prima forte esperienza con Gesù. La stanza divenne infuocata mentre nel mio corpo io fui attraversato da una impressionante corrente che mi impedì di muovermi dal letto per parecchi minuti. Ricordo che quando potei rialzarmi uscì nel corridoio del collegio, per cercare qualcuno a cui raccontare ma erano le 4 del mattino e tutti dormivano e pensai che nessuno mi avrebbe mai potuto credere. Il Signore aveva ascoltato la mia preghiera, nella quale io gli avevo chiesto che lo volevo incontrare personalmente e senza intermediari deviatori: non volevo appartenere a nessuna religione, e non volevo andare in nessuna chiesa, perché gia una volta ero stato deviato dalla verità. Non capivo però che un sol legno non poteva ardere e fare un fuoco, cosi passarono i mesi e non frequentando nessuna comunità (per paura di sbagliare ed esser deviato) le prove arrivarono e il nemico seppe costruire abilmente una rete intorno a me e seppe farmi cadere nell’errore.
Mi innamorai di una mia amica e non compresi che lei non essendo credente, poteva ricondurmi al peccato. Credevo di avvicinare lei a Gesù ma fui io ad allontanarmi e a ritornare al peccato, “..ma è avvenuto loro ciò che dice un vero proverbio:«Il cane è tornato al suo vomito», e «la scrofa lavata è tornata a voltolarsi nel fango» (2 Pietro 2:22)”.
Quando realizzai che il nemico mi aveva vinto e compresi di aver tradito il Signore, non ebbi più il coraggio di alzare gli occhi al cielo per più di due anni. Avevo paura e credevo che Dio mi avrebbe punito, io mi sentivo un Giuda, sapevo che la mia condizione era critica e ripensavo spesso al passo in 2 Pietro 2:20-21 “Quelli infatti che sono fuggiti dalle contaminazioni del mondo per mezzo della conoscenza del Signore e Salvatore Gesú Cristo, se sono da queste di nuovo avviluppati e vinti, la loro ultima condizione è peggiore della prima. Poiché sarebbe stato meglio per loro non aver conosciuto la via della giustizia, anziché, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo comandamento che era stato loro dato”. Credevo armai che l’inferno era il posto che mi ero guadagnato.
Ma l’amore dell’Eterno, la misericordia e la pazienza di Gesù sono stati così grandi con me che quando nell’estate del 2006 mia sorella decise di fare il battesimo in acqua, ebbi l’occasione di raccontare la brutta esperienza al pastore e lui non mi condannò, anzi, mi disse che Gesù era sempre con le braccia aperte pronto per riabbracciarmi proprio come il padre col figliol prodigo.
Riportai il mio peccato alla croce, e il Signore Gesù mi fece comprendere i miei errori e le mie debolezze, e dopo mi sentii liberato dal peso schiacciante del tradimento verso Dio. La paura di morire senza Gesù nel cuore andò via e decisi cosi di continuare il cammino e di fare il battesimo in acqua testimoniando pubblicamente la mia scelta. Dopo mia sorella, io e mia zia, anche mia madre farà il battesimo ed il Signore potente in gloria e in grazia ha toccato anche il cuore del mio papà.
Decidere di camminare con Gesù è lo scopo vero di questa vita, lui è venuto per donarci l’Eternità, ci ha riscattati dal peccato col suo prezioso sacrificio, rendendoci cosi degni di far parte della Sua famiglia e di esser chiamati figli dell’Iddio onnipotente! Per me, questa è vera gioia, Alleluja!
Mi chiamo Vincenzo, sono nato a Lecce ed ho vissuto per 20 anni a Cannole, un piccolo paese di provincia. Dal 2000, prima per studio ed ora per lavoro vivo a Torino. Credo che in fondo al cuore di ogni uomo, anche di coloro che si professano atei più convinti, ci sia la consapevolezza che Dio esiste. Il più delle volte però, la superbia, il sentirsi intelligenti, l’orgoglio, nonché la superficialità e tanti altri sentimenti arroganti sono usati da satana per allontanare il mondo dal proprio Creatore, spegnendo cosi abilmente quella voce della coscienza che, dentro ognuno di noi, sin dalla nascita, ci afferma che Dio esiste.
Anch’io da piccolo, sentivo dentro di me una voce che mi faceva intuire ciò che era giusto fare e ciò che non lo era. Era quella coscienza che in tante situazioni, mi faceva guardare in alto. Alzavo gli occhi verso il cielo, perché speravo in Qualcuno più grande, più in alto di me che mi desse le risposte ai tanti perché, che mi aiutasse nel bisogno. Sentivo che Qualcuno dall’alto mi guardava. Il fatto di esser cresciuto in una famiglia cattolica, mi aveva fatto capire che questo “Qualcuno che guardava dall’alto” era Dio. Ed io cercavo, a mio modo di piacergli, facendo il bravo, dicendo poche bugie e andando in chiesa.
Ma gli anni passavano ed io scoprivo il mondo e i suoi “deliziosi lacci e vizi”, scoprivo che in chiesa andavo più per dovere che per piacere. Andavo per guadagnarmi le 5 mila lire domenicali che il nonno mi regalava per essermi seduto nei primi banchi, andavo per piacere ai miei genitori, ma poche volte andavo per piacere a Dio. A volte mi fermavo con gli amici nei bar per giocare ai videogiochi e saltavo la messa. Ma dopo, la vocina dentro di me, mi faceva capire che questo comportamento era sbagliato e allora stavo male, ma perché stavo male? Avevo fatto un torto a qualcuno? Forse a Dio? Ma era un Dio che non vedevo e che non riuscivo a trovare. In chiesa e al catechismo sentivo parlare di un certo Gesù, di Maria di Giuseppe.. mi ritrovai a fare anche il chierichetto sperando di incontrare Dio in questa maniera.
Ricordo una mattina di 19 anni fa, una signora, un’amica di famiglia venne a casa per parlarci dell’Eterno. Parlava con la Bibbia in mano e non era quel librone rosso che aveva il prete sull’altare, era più piccolo, ma emanava vita perchè mentre leggeva e parlava, in lei e nella mia casa io percepivo una pace mai sentita prima. Sentivo parlare di Dio in una maniera diversa, vedevo mia madre con gli occhi lucidi e sentivo qualcosa di profondo. Ci lasciò una Bibbia e ci consigliò di leggerla. Sorella Abbondanza venne diverse altre volte, di nascosto, perché papà si arrabbiava nel vederla in casa, in quanto lei da cattolica si era convertita alla fede evangelica, era dunque considerata un’eretica agli occhi del mio piccolo paesino di 1700 giudicatori. Ma quando lei parlava del Signore io stavo bene, io alzavo gli occhi lucidi al cielo e Lo sentivo più vicino, sentivo che c’era. Iniziai così anch’io a leggere le Sacre Scritture.
Arrivò la prima comunione, e dopo la cresima: crescendo e leggendo la Parola di Dio, vedevo che tante cose non combaciavano tra la mia chiesa e il messaggio presente nella Bibbia. Chiedevo spiegazioni a sorella Abbondanza e lei mi diceva che la chiesa cattolica non seguiva il volere di Dio, chiedevo al mio parroco e lui mi diceva che io non potevo conoscere il significato di tante e tante cose e soprattutto che la Bibbia doveva essere interpretata solo dai sacerdoti. Ero arrabbiato in quanto io ero legato alla mia religione, ero nato ed ero stato battezzato come cattolico, e vedevo in questi evangelici la presunzione di essere i depositari della verità, eppure leggevo e capivo che tante e tante cose scritte condannavano l’operato della chiesa che frequentavo: "Io sono l'Eterno, il tuo DIO, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitú. Non avrai altri dèi davanti a me. Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassú nei cieli o quaggiú sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai, perché io, l'Eterno, il tuo DIO, sono un Dio geloso che punisco l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, ma uso benignità a migliaia verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti” (Deuteronomio 5:6-10).
E le statue? Le processioni ai santi e alle varie madonne? Era anche questa idolatria? Io mi chiedevo. L’apostolo Paolo esorta a “fuggire l’idolatria” arrivando a dire che il culto reso agli idoli, è in realtà “reso ai demoni e non a Dio” (1 Corinzi 10:19-20).
Nella mia mente rimbalzavano parole come “Gli idoli delle genti sono argento e oro, opera delle mani dell'uomo. Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano. Hanno mani e non palpano, hanno piedi e non camminano; dalla gola non emettono suoni. Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida”. (Salmo 115,4-8). C’era differenza tra le statue di gesso che anch’io accompagnavo nelle processioni per il paese, o di fronte alle quali mi prostravo ringraziando e implorando e questi idoli descritti nella Parola? ..“io, l'Eterno, il tuo DIO, sono un Dio geloso” .. "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto” (Matteo 4:10). I miei occhi, grazie al Signore, cominciavano ad aprirsi e iniziavo pian piano a realizzare di essere un vero peccatore ed un profondo idolatra.
Fu cosi che mi allontanai dalle processioni, non feci più il chierichetto, andai sempre meno in chiesa e leggevo sempre più la Parola. Avevo 13-14 anni e Dio mi parlava, mi diceva invocami e io ti risponderò, e ti annunzierò cose grandi e impenetrabili che tu non conosci (Geremia 33:3) e io ero affascinato perché quelle scritture che dovevano essere interpretate solo dai preti, le leggevo e le iniziavo a comprendere anch’io.
Attraverso esse Dio mi parlava, e ogni volta che le rileggevo mi suggeriva sempre nuovi insegnamenti, ma soprattutto, la Bibbia era come uno specchio, nella quale io vedevo la mia anima riflessa, con tutto il suo sudiciume, la sua sporcizia, il suo peccato. Ero giovane, ma avevo tanti peccati che mi facevano realizzare la mia reale lontananza da Dio. Ecco perché non riuscivo a trovarLo, era il muro del mio peccato che mi teneva lontano dal Signore.
Arrivai ad aprire e leggere il libro dell’Apocalisse; fu li che il Signore mi fece capire in modo chiaro quanto terribile sarebbe stato il mio destino da peccatore nella Geenna e “nello stagno di fuoco” (Apoc. 20:14) laddove vi sarà il pianto e lo stridor di denti (Matteo 8:12).
Tutto questo mi stava sconvolgendo la vita. Ma la verità rende liberi, e per questo avevo sete di scoprire le verità circa le tante domande che vagavano in me, avevo voglia di comprendere meglio il messaggio che Cristo aveva portato, il perché delle sofferenze, il perché dell’esistenza. Iniziai così a capire che il messaggio della Parola che ascoltavo in chiesa era filtrato, guidato, celato. E allora quelle poche volte che andavo, mentre il prete parlava sentivo dentro la voglia di gridare a tutti.. “attenti aprite gli occhi, leggete, perché la verità è un’altra..”.
Persi fiducia nella chiesa: crescendo non ci andai più, e vivendo nel mondo pian piano mi ritrovai lontano dalla Parola e dal Signore. Le compagnie, la voglia del divertimento, il desiderio di essere un leader, fu al centro della mia adolescenza. Ero “felice”, ed il Signore non mi serviva più, facevo le mie esperienze nel mondo e questo mi bastava, cercavo emozioni appaganti nel fumo, alcool discoteche e nella musica rock, tutte queste cose erano diventate ormai i miei idoli: Ero ancor troppo giovane per pensare a quel Gesù che voleva privarmi dei divertimenti nei migliori anni. Ma non capivo che più navigavo nel peccato, più andavo verso la deriva della sofferenza!
Giunto il tempo dell’università, lo stare lontano da casa e dalle persone care mi fece risentire di nuovo solo. Nonostante intorno a me avevo tante persone in più.. io ero solo, e soprattutto ero stato tradito troppe volte dalle effimere felicità del mondo. Il peso che sentivo per il peccato commesso mi portò una sera a sporgermi dalla finestra della mia camera, guardavo giù: volevo finire di soffrire. Ringrazio il Signore, perché fu Lui a convincermi che guardavo nella direzione sbagliate, dovevo guardare in alto, non giù. Allora rientrai nella mia cameretta pregai con semplici parole e iniziai a riaprire la Bibbia, a rialzare lo sguardo in alto e sempre di più sentivo la necessità di dover cambiare, ricominciare e ricominciare con Gesù. Nelle vacanze di Natale del 2003 andai a casa della sorella che da piccolo mi aveva parlato del Signore: fu in quel periodo che accettai Gesù nel mio cuore come mio personale salvatore.
Ricordo che sul mio volto e nelle mie giornate la gioia era tanta e fu cosi che qualche mese dopo in una delle tante notti in cui fissavo il soffitto e chiedevo al Signore di portarmi con lui , ebbi la mia prima forte esperienza con Gesù. La stanza divenne infuocata mentre nel mio corpo io fui attraversato da una impressionante corrente che mi impedì di muovermi dal letto per parecchi minuti. Ricordo che quando potei rialzarmi uscì nel corridoio del collegio, per cercare qualcuno a cui raccontare ma erano le 4 del mattino e tutti dormivano e pensai che nessuno mi avrebbe mai potuto credere. Il Signore aveva ascoltato la mia preghiera, nella quale io gli avevo chiesto che lo volevo incontrare personalmente e senza intermediari deviatori: non volevo appartenere a nessuna religione, e non volevo andare in nessuna chiesa, perché gia una volta ero stato deviato dalla verità. Non capivo però che un sol legno non poteva ardere e fare un fuoco, cosi passarono i mesi e non frequentando nessuna comunità (per paura di sbagliare ed esser deviato) le prove arrivarono e il nemico seppe costruire abilmente una rete intorno a me e seppe farmi cadere nell’errore.
Mi innamorai di una mia amica e non compresi che lei non essendo credente, poteva ricondurmi al peccato. Credevo di avvicinare lei a Gesù ma fui io ad allontanarmi e a ritornare al peccato, “..ma è avvenuto loro ciò che dice un vero proverbio:«Il cane è tornato al suo vomito», e «la scrofa lavata è tornata a voltolarsi nel fango» (2 Pietro 2:22)”.
Quando realizzai che il nemico mi aveva vinto e compresi di aver tradito il Signore, non ebbi più il coraggio di alzare gli occhi al cielo per più di due anni. Avevo paura e credevo che Dio mi avrebbe punito, io mi sentivo un Giuda, sapevo che la mia condizione era critica e ripensavo spesso al passo in 2 Pietro 2:20-21 “Quelli infatti che sono fuggiti dalle contaminazioni del mondo per mezzo della conoscenza del Signore e Salvatore Gesú Cristo, se sono da queste di nuovo avviluppati e vinti, la loro ultima condizione è peggiore della prima. Poiché sarebbe stato meglio per loro non aver conosciuto la via della giustizia, anziché, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo comandamento che era stato loro dato”. Credevo armai che l’inferno era il posto che mi ero guadagnato.
Ma l’amore dell’Eterno, la misericordia e la pazienza di Gesù sono stati così grandi con me che quando nell’estate del 2006 mia sorella decise di fare il battesimo in acqua, ebbi l’occasione di raccontare la brutta esperienza al pastore e lui non mi condannò, anzi, mi disse che Gesù era sempre con le braccia aperte pronto per riabbracciarmi proprio come il padre col figliol prodigo.
Riportai il mio peccato alla croce, e il Signore Gesù mi fece comprendere i miei errori e le mie debolezze, e dopo mi sentii liberato dal peso schiacciante del tradimento verso Dio. La paura di morire senza Gesù nel cuore andò via e decisi cosi di continuare il cammino e di fare il battesimo in acqua testimoniando pubblicamente la mia scelta. Dopo mia sorella, io e mia zia, anche mia madre farà il battesimo ed il Signore potente in gloria e in grazia ha toccato anche il cuore del mio papà.
Decidere di camminare con Gesù è lo scopo vero di questa vita, lui è venuto per donarci l’Eternità, ci ha riscattati dal peccato col suo prezioso sacrificio, rendendoci cosi degni di far parte della Sua famiglia e di esser chiamati figli dell’Iddio onnipotente! Per me, questa è vera gioia, Alleluja!
Dio ci benedica, Vincenzo.


